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La storia dei trulli di Alberobello

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Scopri la storia dei trulli di Alberobello

Oltre ad essere singolare per i suoi caratteristici trulli, Alberobello acquista carattere di singolarità anche per la sua storia . E’ stato uno degli ultimi Comuni a liberarsi dal feudalesimo e il primo agglomerato umano sul territorio si ebbe verso l’inizio del XV secolo e per tutto il secolo successivo sotto il dominio dei conti di Conversano sino al 1797 anno in cui il villaggio ottenne dal Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone il nome di città reale. Il nome attuale “Alberobello” deriva dal latino “silva aut nemus arboris belli” (selva).
Nel 1481,  il Conte Andrea Matteo Acquaviva richiamò alcuni nuclei familiari in questo territorio perché si provvedesse alla coltivazione delle terre , si trattò quindi in massima parte di contadini i quali avevano l’obbligo di riservare ai Conti di Conversano 1/10 di quanto ricavavano dalla coltivazione di queste terre.
Nel contempo venne concessa facoltà ai lavoratori di queste terre di costruire abitazioni a secco , senza malta, a carattere provvisorio in modo tale che le stesse potessero essere smantellate in fretta in caso di regia ispezione: bisognava abbatterle smantellandone la cupola, metodo efficace per evitare le tasse sui nuovi insediamenti  imposte dal Regno di Napoli e di certo anche un buon deterrente per i proprietari riottosi.
Queste abitazioni presero il nome di “casedda” o “Trullo “ dal greco “Tholos” (cupola) realizzate a forma di di cono con la sovrapposizione di “ chiancole” pietre locali ricavate dalla roccia, piatte e lisce di cui era piena la zona. La maggior parte degli storici concorda che questa tecnica edilizia fosse dovuta alle condizioni geologiche del luogo che abbondava della pietra calcarea utilizzata nelle costruzioni  ma altresi’ per motivi sociali creando  cosi’ una tipologia abitativa del tutto singolare.
Questa nuova forma di insediamento umano si arricchi’ di una cappella a forma di lungo rettangolo , da est a ovest, precisamente nel punto ove attualmente vi è la cappella del crocifisso nel Santuario dei SS Medici. Dinanzi a tale cappella , era piantato un maestoso albero di olmo, il cui grosso tronco era circondato da un muricciolo a secco sul quale i contadini, seduti, attendevano il cappellano dalla vicina Locorotondo. Il maestoso albero di olmo venne abbattuto nel 1952 per fare largo ai due cappelloni dell’attuale Santuario dei Ss. Cosma e Damiano attuali Patroni di Alberobello. Il 27 settembre di ogni anno il conte festeggiava i Santi Patroni con una solenne processione a cui partecipavano tutti i villici con profonda devozione.
Nel 1694 la giovane “selva”contava più di 100 famiglie ma ritardava a giungere l’autorizzazione di poter costruire fabbricati a calce e  le casedde / trulli aumentavano con ritmo crescente, provocando il malcontento degli abitanti che iniziavano a mal sopportare la sopravvivenza in tale tipo di abitazione sempre col timore di doverle smantellare in seguito a precisi ordini del conte; e di ciò si ha notizia: infatti, avuto sentore di una prossima ispezione regia si fecero abbattere in una sola notte tutti i trulli esistenti.
Il 9 Maggio 1797 il Re giunse a Taranto. Una commissione di  7 audaci rappresentanti della comunità, decise di recarsi dal Re per esporre la loro inquietudine e la loro ferma ribellione, assetata di libertà,non più disposti a tollerare la disperata situazione , cosi’ il 27 Maggio 1797 il Re inviò il decreto firmato che concedeva alla giovane “selva”la tanto auspicata libertà dalla tutela feudale. Nello stesso anno un decreto dell’autorità regia concesse la facoltà di poter costruire a cotto. Soltanto nel 1800 però, cominciarono a costruirsi case civili, abitabili ma sempre a trullo.
Nel  1811 il municipio ebbe ragione in una lite che lo oppose al conte di Conversano, in seguito ad una concessione che il governo di Gioacchino  Murat aveva tolto al Conte e assegnato al Comune di Alberobello in merito ad una estensione di territorio pari ad ha.380,15,84 denominato “Bosco Selva” ricco di piante ad alto fusto e che oggi è trasformato in una ridente pineta.
Nel 1814 venne nominato il primo parroco arciprete “ Don Vito Onofrio Lippolis”dichiarando Alberobello spiritualmente indipendente.
Nel 1820 Venne istituita la fiera del Bestiame nei giorni 25 e 26 settembre di ogni anno e nello stesso anno Alberobello raggiunse 5.000 abitanti e il 25 settembre 1840 venne benedetto il primo cimitero fuori dal paese.
Tra il 1910 e il 1930, venne elevato il Rione Monti, eccezionale per le sue costruzioni a trullo e non doveva essere deturpato da costruzioni moderne che mutassero la linea caratteristica del paesaggio. Con lo stesso decreto nel 1930 vennero dichiarati Monumenti nazionali , il Rione Aia Piccola,interamente popolato da trulli ed abitato da 415 cittadini  e il Trullo Sovrano,caratteristico perché fornito di un primo piano anch’esso a trullo ed infine Casa D’Amore, posta al centro del Paese per essere stata la prima abitazione costruita a cotto , con malta e calce e per essere stata sede del primo municipio di Alberobello.
Nel 1938, La chiesa parrocchiale dei SS. Martiri Cosma e Damiano divenne Santuario diocesano.
Il 6 dicembre del 1996, i trulli sono diventati patrimonio dell'umanità dell'Unesco.
Sita a 416 metri sul livello del Mare ed a 20 km dal mar Adriatico, per il suo passato e per il suo spiccato carattere di singolarità, oggi è meta continua di visitatori, desiderosi di ampliare la loro cultura e di soddisfare le proprie curiosità. Provenienti dai più lontani Paesi, ne ammirano – oltre che il panorama- l’ordine, la sorprendente pulizia, la generosa cordialità degli abitanti, nonché la loro esemplare educazione.
Sorprende la sua Zona Monumentale, meraviglioso il rione Aia Piccola, lascia perplessi quanti ammirano i suoi angoli e le sue zone pittoresche. Lascia riflettere, infine, uno stile di vita dei suoi abitanti, improntato a un senso arcaico e ad una dimensione di semplicità e di laboriosità.

Ed é proprio tra questi vicoli pieni di storia che prende vita il TIPICO RESORT ossia il nostro "Albergo Diffuso"
 
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